Sabato 24 Maggio h.17:30 presso il circolo della Sinistra Atellana in Piazza Gramsci:
Per ripartire, costruendo alternative percorribili di società in Italia e ad Atella.
Sabato 24 Maggio h.17:30 presso il circolo della Sinistra Atellana in Piazza Gramsci:
Ma c’è ben poco di cui essere felici nella Basilicata che Carlo Vulpio, giornalista del Corriere, racconta nel libro ‘Roba Nostra‘ (ilSaggiatore).
Superato il metodo della tangente, le nuove galline dalle uova d’oro sono i finanziamenti pubblici, meglio se europei. Nascono delle società, viene presentato un progetto che rilancerà l’economia locale, si promettono nuovi posti di lavoro. Si incassano i fondi, si arricchiscono i soliti noti, e se qualcuno si lamenta o addirittura indaga, viene minacciato, delegittimato, allontanato. E’ questa, a grandi linee, la storia di Luigi de Magistris. Centinaia di milioni di euro che una sorta di nuova massoneria, un’associazione a delinquere composta da politici, imprenditori, ma anche da magistrati e rappresentanti delle forze dell’ordine, fa sparire a scapito di uno sviluppo che non arriverà mai.
La trama è fittissima, la copertura quasi totale. Quando le indagini dei carabinieri coinvolgono alcuni magistrati, la procura manda la polizia a sequestrare le carte. A Policoro c’è mancato davvero poco che non si aprisse il fuoco, tra polizia e carabinieri. Se un giornalista fa il suo mestiere, lo pedineranno, lo intercetteranno e lo perquisiranno accusandolo di ‘associazione a delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa’.
Quando politici, imprenditori e magistrati hanno comuni interessi economici, quando diventano soci, la cosa pubblica non può che diventare la loro terra di Bengodi.
Di fronte all’avidità di certi personaggi, pronti ad indossare qualunque casacca, le ideologie, il bipolarismo, le strategie di partito non hanno più senso. Bisogna ripartire dalla distinzione tra buoni e cattivi, tra comportamenti giusti e comportamenti deprecabili. Il resto è sovrastruttura, trastullo per anime belle.
Da leggere!
P.S. QUI trovate la presentazione del libro al salone di Torino. Con l’autore intervengono, tra gli altri, Antonio Ingroia e Clementina Forleo
Ovvero come il presidente del Senato Renato Schifani che Travaglio ha ricordato da Fazio fu socio nel lontano 1979 di Nino Mandalà, un decennio dopo identificato come il boss di Villabate che nascondeva Provenzano. Brutta aria. E quindi la prima domanda è solidale.
«Eccessiva». Una parola, un giudizio che conferma quanto Michele Passannante, i suoi legali e la Fiom lucana hanno sempre pensato. L'ordinanza del tribunale di Melfi - emessa il 7 maggio scorso, a disposizione dei legali da ieri - mette una parola chiara su una vicenda iniziata a ottobre del 2007, quando la Fiat Sata di Melfi ha licenziato l'operaio, sindacalista e allora segretario del Prc di Vietri Passannante perchè interessato da un avviso di garanzia per associazione eversiva con finalità terroristiche. «Eccessiva», scrive ora il magistrato Antonio Riccio, per dire che la misura decisa dall'azienda è fuori luogo in quanto «se da un lato non può disconoscersi la gravità dei fatti» al centro dell'inchiesta giudiziaria, dall'altro «non si può ignorare che si tratta di fatti per i quali è semplicemente in corso un'indagine penale». Nessuna «misura restrittiva della libertà personale» è stata emessa a carico del lavoratore, nota il giudice, nè ne è stato disposto un «rinvio a giudizio». Le indagini, continua, si trovano in «una fase ancora iniziale» e «non hanno tuttora comportato l'acquisizione di concreti elementi di colpevolezza». Piuttosto che il licenziamento in tronco, sarebbe stata più appropriata una «sospensione cautelare dal servizio». Ora, conclude il giudice, Passannante va reintegrato «immediatamente», ha diritto alle retribuzioni arretrate e al pagamento delle spese legali. Uno a zero per l'operaio. Quella di Passannante - 35 anni, assunto in Sata dal '97, attivista sindacale nello Slai Cobas da subito, di recente eletto come rsu - è finora la prima vittoria tra casi simili di licenziamento avvenuti per via della stessa inchiesta nello stabilimento lucano della Fiat. Si tratta dell'inchiesta su presunte attività eversive che, nell'autunno scorso, ha coinvolto 25 operai metalmeccanici da Milano a Palermo, da Roma a Ravenna. «Siamo soddisfatti», dice Lina Grosso, legale della Fiom di Potenza che ha curato il caso. «Siamo contenti di trovare conferma di ciò che abbiamo sempre pensato», sottolinea Emanuele De Nicola della segreteria regionale della Fiom. «La vicenda di Passannante è emblematica: l'azienda ha agito senza aspettare la sentenza definitiva della magistratura. C'è un tentativo di screditare le lotte operaie con ingiusti collegamenti al terrorismo». E c'è un filo che lega la vicenda con il caso di Maria Sciancati, la segretaria della Fiom di Milano sospesa dalla Cgil perchè un anno fa permise ad un ex delegato coinvolto nell'inchiesta sulle "Nuove Br" (poi prosciolto) di parlare in assemblea. «Siamo solidali con lei - dice De Nicola - Anche qui lo stato dei rapporti tra Fiom e Cgil locali non è dei migliori. Mesi fa, abbiamo sfiduciato il segretario regionale della Cgil Pepe per diversità di vedute sul welfare e non solo...». Passannante, che non appena ricevuto l'avviso di garanzia si autosospese sia dal sindacato che da segretario del Prc, non sta in sè dalla gioia. «Avevo fiducia nella magistratura, ma questi mesi di attesa mi hanno sfiancato: non ci speravo più...». L'avevamo intervistato alla fine di marzo su Liberazione e già da allora attendeva l'esito del ricorso. «Ora bisognerà vedere cosa deciderà l'azienda, visto che nel contenzioso ha proposto di pagarmi cinque anni di anni di mensilità pur di non reintegrarmi...». Una madre di oltre 70 anni (di fatto) a carico, spese di salute da mettere nel conto (come evidenzia la stessa ordinanza di Riccio), ora Passannante può giocare con maggiore ottimismo sulla omonimia (e parentela alla lontana) che lo lega all'anarchico lucano Giovanni Passannante, che attentò alla vita di Umberto I alla fine dell'800 e fu torturato a morte, il suo cervello esposto al museo criminologico di Roma, sepolto solo l'anno scorso dopo una lunga campagna. «Io però non ho nulla a mio carico», ripete l'operaio, raccontando della perquisizione domiciliare subita a ottobre che portò al sequestro di qualche volantino e lo statuto dei Cobas, nulla di più. «Abbiamo sempre creduto nella battaglia in sua difesa - dice Paolo Pesacane, segretario del Prc di Potenza - siamo anche riusciti ad approvare un ordine del giorno di solidarietà in consiglio provinciale, ma a fatica: non c'è più quel clima di solidarietà generale che si respirò intorno agli operai della Sata nel 2004, con lo sciopero dei 21 giorni...».Non solo Aldo Moro, purtroppo, deve essere ricordato in questo infausto 9 maggio. Nella stessa
data, trent'anni fa, oltre al corpo senza vita del presidente democristiano venne ritrovato anche quello di Giuseppe Peppino Impastato, nato a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia mafiosa.
Oltre il padre Luigi, inviato al confino durante il periodo fascista, lo zio e altri parenti di Peppino avevano legami strettissimi con la criminalità organizzata, come il cognato del padre, il capomafia Cesare Manzella, ucciso in un attentato al tritolo nel 1963. Anche per questo Peppino, poco più che ragazzo, rompe con il padre che lo caccia di casa, per iniziare il suo incessante impegno politico e culturale contro la mafia.
Non ancora maggiorenne (1965), fonda un piccolo giornale dal titolo "L'Idea socialista" (aderendo al Psiup), per poi partecipare tre anni dopo (1968) alle attività dirigenziali dei gruppi di Nuova Sinistra. Si occupa delle lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell'aeroporto di Palermo, e della condizione occupazionale di categorie come gli edili, oltre che dei disoccupati.
Alla metà degli anni Settanta (1975) costituisce il gruppo "Musica e cultura", e nell'anno successivo (1976) fonda "Radio Aut", una delle prime espressioni compiute nel periodo delle cosiddette radio libere (favorito da un vuoto legislativo nell'ordinamento delle frequenze private), che ebbe in Radio Alice a Bologna la sua esperienza più riconosciuta, insieme a Radio Città Futura a Roma e Radio Sherwood a Padova.
Dalle frequenze di "Radio Aut" Impastato denuncia quotidianamente i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, soprattutto quelli del capomafia Gaetano Badalamenti, che all'epoca aveva un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell'aeroporto. Tra i più famosi programmi della radio c'era "Onda pazza", trasmissione satirica nella quale il conduttore e i vari interventi sbeffeggiavano puntualmente mafiosi e politici, che spesso erano la stessa persona.
Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali; nella notte tra l'8 e il 9 maggio di quell'anno, nel corso della campagna elettorale, Giuseppe Impastato viene trucidato con una carica di tritolo posta sotto il corpo, adagiato sui binari della ferrovia.
Malgrado la sua tragica scomparsa, gli elettori di Cinisi votano comunque il suo nome, eleggendolo in Consiglio comunale. Subito istituzioni e organi di informazione parlano di "atto terroristico", nella preparazione del quale l'attentatore sarebbe rimasto vittima; in seguito, dopo la "scoperta" di una lettera scritta molti mesi prima, la pista da battere diventa quella del suicidio.
In questi anni, grazie soprattutto all'attività del fratello Giovanni e della madre Felicia Bartolotta (morta nel dicembre 2004), che rompono pubblicamente con la parentela mafiosa, e insieme ad alcuni compagni di militanza e del Centro siciliano di documentazione di Palermo (dal 1980 intitolato a Giuseppe Impastato), viene individuata la matrice mafiosa del delitto, e sulla base della documentazione raccolta e delle denunce presentate viene riaperta l'inchiesta giudiziaria. La parte "buona" della famiglia Impastato è stata sino a pochi mesi fa ancora oggetto di pesanti intimidazioni da parte delle cosche mafiose, ultima delle quali il fuoco appicciato alla porta della loro casa, situata a quei famosi "cento passi" da quella della famiglia Badalamenti, come ha magistralmente immortalato il film biografico di Marco Tullio Giordana.
Sulla natura delle indagini avviate, bisogna ricordare che sei anni dopo la morte di Impastato, nel maggio del 1984, l'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, sulla base delle indicazioni dell'allora Consigliere Istruttore Rocco Chinnici, primo animatore del pool antimafia assassinato nel luglio del 1983, emise una sentenza firmata dal Consigliere Istruttore Antonino Caponnetto, nella quale si riconosce la matrice mafiosa del delitto, seppur attribuito a ignoti.
Tra le tante pubblicazioni, ci sono due libri che in particolare che possono ricostruire gli eventi della vita e la morte di Impastato. Uno è il volume dal titolo "La mafia in casa mia", scritto dalla mamma di Giuseppe; l'altro è il dossier "Notissimi ignoti", dove viene indicato quale mandante del delitto il boss Gaetano Badalamenti, nel frattempo condannato a 45 anni di reclusione per traffico di droga dalla Corte di New York, nel corso del processo alla "Pizza Connection". In un passaggio de "La mafia in casa mia" si può leggere del viaggio negli Stati Uniti del padre Luigi Impastato, dopo un incontro con lo stesso Badalamenti, in seguito alla diffusione di un volantino particolarmente duro di Peppino. Durante il viaggio Luigi dice a una parente: "Prima di uccidere Peppino devono uccidere me". Luigi morirà nel settembre del 1977 in un incidente stradale, pochi mesi dopo toccherà al figlio.
Il 5 marzo del 2001 la Corte d'assise ha riconosciuto il mafioso Vito Palazzolo colpevole dell'omicidio di Giuseppe Impastato, condannandolo a 30 anni di reclusione; l'11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all'ergastolo.
Ora anche Badalamenti e Palazzolo sono morti: la memoria di Giusppe Impastato continua a vivere in molti cuori.
Tratto da Aprileonline.info
Nominata la nuova giunta comunale di Atella, il sindaco Roberto Telesca ha scelto:
-PETRINO Canio, nato a Potenza il 24/07/1970 VICE SINDACO al quale Delega, inoltre, i seguenti servizi: URBANISTICA - TERRITORIO - RICOSTRUZIONE.
-TELESCA Gerardo, nato a Potenza il 24/04/1956 al quale Delega i seguenti servizi: TURISMO - SERVIZI - POLITICHE SOCIALI.
-LOVITO Gerardo, nato ad Atella il 03/03/1969 al quale Delega i seguenti servizi: ATTIVITA' PRODUTTIVE - AGRICOLTURA E FINANZE. Sito web
-CIANI Salvatore, nato a Melfi il 19/09/1958 al quale Delega i seguenti servizi: LAVORI PUBBLICI - SPORT.
Il circolo della Sinistra atellano augura buon lavoro alla giunta, ai consiglieri comunali tutti e alla nostra consigliera Francesca Ruggiero va un particolare in bocca al lupo.
Le città che hanno bisogno di maggior sicurezza ora possono contare su ronde di guardie padane o su bande di picchiatori neofascisti per mettere in riga omosessuali, migranti, ragazzi e ragazze dei centri sociali, ma anche persone ʻnormaliʼ che mettono a repentaglio il decoro della città o che come Nicola semplicemente si rifiutano di offrire una sigaretta ai loro aggressori.
A Verona, è così che un gruppo di naziskin ha ucciso per futili motivi un giovane in pieno centro. Naziskin di buona famiglia, ragazzi per bene in un nord-est produttivo e ordinato, in unʼItalia che si riscopre fascista.
Questo è uno dei prodotti del clima di odio, violenza, xenofobia che si è instaurato in questi anni, non solo in Veneto ma in tutte le città italiane grazie alla Lega, a Forza Nuova, a Fiamma Tricolore alle coperture del PDL e al silenzio del PD. Migliaia di aggressioni, numerosi casi di accoltellamenti, incendi a sedi di partito, agguati fuori da centri sociali, svariati omicidi come
quello di Dax a Milano o di Renato Biagetti a Roma.
Probabilmente e' questa l'idea di sicurezza che vogliono applicare e legalizzare in questo paese le destre al governo se Gianfranco Fini riesce a dichiarare, irrispetoso della vita spezzata di Nicola, che è più grave bruciare una bandiera in piazza che uccidere di botte un ragazzo di 29 anni.
Presidieremo le città e gli spazi di democrazia e partecipazione per difenderli da questi attacchi. Perché quello che è successo ci dice di quanto sia urgente costruire l'opposizione a Berlusconi. Saremo antifascisti e antifasciste per liberare questo paese dalla violenza della destra.
Il declino globale degli stipendi in busta 5mila euro in meno l'anno
Gran parte della lista dei 730 pubblicata da Vincenzo Visco è ancora on-line. Ecco chi guadagna di più